sei in Testi e note/ Ventennale dell'insegnamento

20° anniversario dell'attività di insegnante.
Intervista al M° Gianna Sabatelli, responsabile Taijiquan UISP Roma
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Taijiquan - pratica all'aperto
Lezione a Villa Pamphili (giugno 1989)

In occasione del 20esimo anniversario di insegnamento di Gianna Sabatelli, responsabile Taijiquan UISP Roma, proponiamo un'intervista all'insegnante, finalizzata a ripercorrere questo lungo itinerario, denso di significato.

Mi interesserebbe molto sapere come e quando hai iniziato ad appassionarti a queste discipline.

Sul finire degli anni 70, da studentessa di Psicologia, mi trovai a fare il tirocinio presso l’Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà di Roma. Erano anni di grandi mutamenti e molti di noi si sentivano animati dal motto “siccome non sapevano che era impossibile, lo fecero”. E in quell’ambito la sfida era potente.
La legge 180, ispirata da Franco Basaglia, aveva aperto i chiavistelli della peggiore delle istituzioni totali, il manicomio, e quello che si svelò ai nostri occhi fece crollare in un sol colpo tutte le sicurezze teoriche che costituivano la nostra formazione. Che fare?
In essere umani umiliati e mutilati nella mente, nel corpo e nello spirito fu proprio il corpo a parlarci o meglio a metacomunicare e da lì provammo a ripartire.
Collaborai ad un laboratorio di mimo ed espressione corporea dove ebbi modo di sperimentare, in momenti di intensa emozione, come ripartendo dal corpo si possa raggiungere e risvegliare la mente e la profondità dello spirito umano. Questo è stato per me un grande insegnamento che ha guidato tutto il mio lavoro e la mia crescita personale. A partire da questa consapevolezza ho intrapreso la ricerca di discipline che utilizzano tecniche centrate sul corpo per favorire il riequilibrio e l’integrazione di corpo, mente ed emozioni promuovendo lo sviluppo globale dell’uomo. Su questa strada ho incontrato il Taiji Quan e il Qi Gong.

C’è stato qualcuno in particolare che ti ha guidato in questo percorso?

Sono molti gli insegnamenti e gli stimoli che ho ricevuto nel mio percorso ma non ho goduto del conforto di una guida costante. Ho imparato molto presto a essere maestro di me stessa.
Sulla via del Taiji Quan sono grata a Grant Muradoff, mio primo maestro e pioniere di questa disciplina in Italia, che ha sparso i primi semi di questa magnifica arte da lui stesso definita un’altissima espressione di civiltà.
Ho avuto poi la fortuna di attingere direttamente agli insegnamenti del granmaestro Chen Xiaowang, un maestro di straordinaria abilità tecnica e didattica che con smisurata pazienza ha indicato la via per lo sviluppo dell’uomo in ogni campo.
Sulla via del Qi Gong ho incontrato l’amico e maestro Wang Ting Jun che ha saputo stimolare in me il desiderio di andare sempre più in profondità su terreni fino ad allora del tutto sconosciuti e persino inimmaginabili.
Oggi posso dire che molto di quello che sono lo devo alla mia fortuna e a questi uomini meravigliosi.
L’episodio che ricordi con più piacere e soddisfazione di questi anni di carriera.
Ci sono tanti episodi a cui potrei riferirmi ma ritengo che la gioia più grande mi coglie quando un allievo compie un passo che riteneva impossibile fare. Questo passo apre nuovi scenari nella loro vita ed in me risuona il vecchio motto “siccome non sapevano che era impossibile, lo fecero”. Voglio sottolineare così il valore terapeutico del riporre fiducia nelle potenzialità dell’allievo, anche in quello che sembra più determinato a non cambiare o meno dotato.
Mi sovviene ancora un motto regalatomi da un allievo “l’uomo veramente grande è colui che fa diventare grande ogni altro uomo”.

A chi non conosce il Taijiquan, quali parole useresti per illustrarne le peculiarità?

Il Taiji Quan è una antica disciplina cinese che stimola lo sviluppo globale della persona poiché si irradia contemporaneamente a livello fisico, psichico ed emozionale, favorendo la sintonia del praticante con l’armonia naturale.
La sua forza deriva dall’integrazione della teoria Yin-Yang con l’arte marziale, la medicina tradizionale cinese e antichi metodi per la salute psico-fisica quali il Daoyin e il Tuna, cioè esercizi per guidare, assorbire ed emettere il Qi, l’energia. L’ attento lavoro sulla postura, il ritmo e il rilassamento, consentono di sviluppare flessibilità, calma, e forza interiore fino a scoprire come molte abitudini e atteggiamenti mentali mettano in tensione il corpo e gli organi interni. Il Taiji Quan è una via che opera un profondo decondizionamento a livello culturale, fisico ed emozionale risvegliando facoltà perdute o dimenticate nel corso dello sviluppo dell’identità personale e della coscienza sociale. La via del Taiji Quan conduce l’uomo a ridiventare se stesso e a ritrovare la propria essenza e la propria libertà all’interno della propria natura. Così, intraprendere il Taiji Quan significa intraprendere una ricerca per realizzare qualcosa che non si trova nella vita di tutti i giorni ed è per questo un’esperienza fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano.

Quali sono i benefici psico-fisici per chi pratica queste discipline?

La ricerca biomedica dimostra sempre più che la pratica costante del Taiji Quan e del Qi Gong esercita benefìci sull’apparato osteo-articolare, sul sistema cardio-vascolare e respiratorio, sul sistema digestivo, sul sistema endocrino e sul sistema nervoso in generale.
Il rilassamento, il ritmo, e la concentrazione, richiesti dalla pratica, oltre ad essere un ottima disciplina per la mente attivano i meccanismi e i processi fisiologici del sistema nervoso centrale. La complessità di alcuni movimenti, la fine coordinazione, il controllo della postura e dell’equilibrio richiedono una intensa attività cerebrale regolando il rapporto tra eccitazione e inibizione a livello corticale e aumentando tra l’altro la resistenza allo stress. Alcune ricerche scientifiche dimostrano che durante la pratica numerosi parametri fisiologici subiscono delle variazioni. Più precisamente, il profondo rilassamento muscolare si combina con un complessivo rallentamento del metabolismo, reso evidente dalla riduzione del consumo di ossigeno e delle frequenze cardiache e respiratorie. A livello biochimico si riscontra una diminuizione di cortisolo e adrenalina, normalmente attivi in condizione di stress, mentre si osserva una aumentata produzione di melatonina e serotonina, presenti nelle condizioni di benessere. E’ comprovata tra l’altro una azione di rinforzo del sistema immunitario. Ma oltre quello che la scienza è in grado di misurare c’è l’individuo, unico e irripetibile, con la sua gioia di vivere e di sviluppare con tutto se stesso la propria vita.

Con i tuoi allievi che tipo di rapporto si instaura?

Il rapporto con gli allievi è di profonda amicizia basata sul rispetto e sulla fiducia. La pratica comune è solo in apparenza uguale per tutti, in realtà ogni allievo riceve insegnamenti personali adatti a quel momento e a quella situazione. Cerco di non pretendere mai dall’allievo quello che non è in grado di dare in quel momento così come non posso dare se l’allievo non è pronto a ricevere. Ognuno ha la sua storia e il suo passo. Ho imparato che insegnare non significa dare a tutti una risposta ma cambiare la loro domanda, porli di fronte a una prospettiva diversa e lasciarli liberi di scegliere fin dove vogliono arrivare. Ne ricevo in cambio il loro impegno, i loro sorrisi, la loro stima e un sincero affetto che mi nutre e mi stimola ad andare sempre oltre in una continua ricerca che terminerà solo con la mia vita.